Giulio Di Toro (Vice Presidente della Società Geologica Italiana ) : "Sono presenti in quest'area tutti i fattori che, se non si agirà in tempi rapidi, potrebbero scatenare una grave crisi sanitaria. Il Myanmar è un paese impoverito e travagliato da un'estenuante guerra civile, che ha causato almeno 50.000 vittime dal colpo di stato miliare del Febbraio 2021. La dittatura militare sta impedendo l'arrivo di soccorsi e di medicinali da numerosi paesi stranieri. Insieme alle elevate temperature e all'arrivo delle piogge monsoniche nelle prossime settimane, potrebbe verificarsi una crisi umanitaria di dimensioni bibliche. Il terremoto è stato prodotto dall'imponente faglia di Sagaing, lunga circa 1200 km e che taglia il Myanmar da Nord a Sud. Questa grande faglia fa parte di quell'insieme di faglie che consentono più ad ovest alla placca Indiana di migrare verso nord ad una velocità circa 45 mm/anno (relativamente a Euroasia), circa pari a quella di crescita delle unghie, e di collidere con quella Euroasiatica determinando il sollevamento della catena Himalayana. Si stima che la sola faglia di Sagaing consenta uno spostamento verso nord di circa 20 mm/anno delle rocce nel blocco ad ovest della faglia rispetto a quelle del blocco ad oriente".
"Il devastante terremoto del Myanmar (Birmania) del 28 Marzo 2025 di magnitudo 7.7 è uno dei 10-15 terremoti di grandi dimensioni (magnitudo maggiore di 7.0) che in media colpiscono il nostro pianeta ogni anno. In questo caso, il terremoto ha interessato una zona densamente popolata. Ad oggi, il numero di vittime per il terremoto è 2.714. Gli sfollati 1.400.000. Purtroppo, l'energia liberata in onde sismiche dal terremoto, il fatto che la faglia che ha prodotto il terremoto attraversi aree molto popolate, tra cui la città di Mandalay (1.200.000 abitanti), e che l'edificato, nonostante quest'area sia stata colpita da almeno otto terremoti di magnitudo 7.0 o superiori nell'ultimo secolo, non sia in gran parte resiliente ai terremoti, fanno ipotizzare che il numero di vittime sarà molto più elevato, probabilmente di un ordine di grandezza (20.000 vittime e forse più). Inoltre, sono presenti in quest'area tutti i fattori che, se non si agirà in tempi rapidi, potrebbero scatenare una grave crisi sanitaria. Il Myanmar è un paese impoverito e travagliato da un'estenuante guerra civile, che ha causato almeno 50.000 vittime dal colpo di stato miliare del Febbraio 2021. La dittatura militare sta impedendo l'arrivo di soccorsi e di medicinali da numerosi paesi stranieri. Insieme alle elevate temperature e all'arrivo delle piogge monsoniche nelle prossime settimane, potrebbe verificarsi una crisi umanitaria di dimensioni bibliche. Il caso di Haiti del 2010 è una triste lezione: l'isola caraibica, uno dei paesi più poveri al mondo, colpita da un terremoto di magnitudo 7.0, ebbe circa 250.000 vittime. La dura "regola" delle catastrofi naturali è che il numero di vittime è inversamente proporzionale al reddito pro-capite e direttamente proporzionale al livello di ignoranza scientifica, corruzione, e assenza di libertà civili di un Paese". Lo ha affermato Giulio Di Toro, Vice Presidente Nazionale della Società Geologica Italiana.
Il terremoto è stato generato dalla faglia di Sagaing che è lunga ben 1200 Km tagliando il Myanmar da Nord a Sud.
"Tornando agli aspetti geologici, le caratteristiche di questo terremoto sono oggetto di intensa ricerca in piena evoluzione (per ottime e aggiornate sintesi, vedi https://earthquakeinsights.substack.com/about). Il terremoto è stato prodotto dall'imponente faglia di Sagaing, lunga circa 1200 km e che taglia il Myanmar da Nord a Sud. Questa grande faglia fa parte di quell'insieme di faglie che consentono più ad ovest alla placca Indiana di migrare verso nord ad una velocità circa 45 mm/anno (relativamente a Euroasia), circa pari a quella di crescita delle unghie, e di collidere con quella Euroasiatica determinando il sollevamento della catena Himalayana. Si stima che la sola faglia di Sagaing consenta uno spostamento verso nord di circa 20 mm/anno delle rocce nel blocco ad ovest della faglia rispetto a quelle del blocco ad oriente (la faglia è di tipo "trascorrente"). Il problema è che questo spostamento non è continuo. Le forze di attrito lungo la faglia di Sagaing impediscono lo scorrimento lento dei blocchi di roccia ai lati della faglia - ha continuato Di Toro - e le rocce, eccellenti molle, si caricano di energia di deformazione elastica fin quando le forze elastiche superano la resistenza di attrito e la faglia si "rompe" producendo il terremoto.
Alle 12.50 del 28 Marzo 2025, la rottura, partendo dall'ipocentro a circa una decina di chilometri di profondità e pochi chilometri a nord della città di Mandalay, si è propagata in 90 secondi lungo la faglia per circa 450 km verso sud e 30 km verso nord, a una velocità media intorno ai 5 km/s. A queste velocità, la distanza che separa Milano da Roma, sarebbe coperta in soli 90 secondi. Se confermata, questa stima, ottenuta nelle ultime ore dall'analisi di dati satellitari, indicherebbe una velocità di propagazione elevatissima per un terremoto. Al passaggio della rottura, i blocchi di roccia ai lati della faglia, liberi di muoversi dopo secoli di attesa, si sono spostati l'uno rispetto all'altro fino a 4-5 metri, alla velocità media di alcuni metri al secondo. L'energia di deformazione elastica accumulata nei precedenti 200-400 anni è stata liberata in quei 90 secondi sotto forma di onde elastiche emesse dal fronte di rottura. I lunghi tratti rettilinei della faglia hanno consentito alla rottura di propagarsi a velocità superiori a quella di propagazione delle onde sismiche di taglio (o S), ma inferiori a quelle delle onde di compressione (o P). Queste velocità di propagazione sono considerate "supersoniche" perché superiori a quelle delle onde S. Benché si ritenga che solo il 20% delle rotture sismiche si propaghi a velocità supersonica, quest'ultima sembra essere una caratteristica comune a terremoti di magnitudo superiore a 7.0 prodotti da faglie "trascorrenti" con ampi tratti rettilinei: un altro caso è stato il violentissimo terremoto della Turchia-Siria di magnitudo 7.8 del 6 Febbraio 2023, oltre 57.000 vittime. Uno degli aspetti rilevanti della propagazione supersonica della rottura sismica, ma oggetto di discussione, è che possa consentire l'emissione di onde sismiche più energetiche e quindi accelerazioni al suolo più elevate rispetto a terremoti della stessa magnitudo. Si tratterebbe perciò di una categoria di terremoti ancora poco conosciuti ma particolarmente distruttivi. Nel caso del Myanmar, a queste proprietà della propagazione della rottura del terremoto si aggiungono gli effetti devastanti sul costruito, causati dalla presenza di estese pianure con spesse coltri alluvionali, che consentono l'amplificazione delle onde sismiche e, più in superficie, delle ricche falde d'acqua che, quando sollecitate dalle onde sismiche, determinano la liquefazione dei suoli".
Terremoto anomalo per velocità e magnitudo.
"Il terremoto del Myanmar è anomalo, sia per l'elevatissima velocità di propagazione della rottura (5 km/s), ma anche per la magnitudo (7.7) che, considerata la lunghezza della rottura (480 km circa), dovrebbe aver prodotto un terremoto di magnitudo 8 o superiore. Nonostante avanzate ricerche negli ultimi decenni, sappiamo ancora poco dei terremoti.
Altri aspetti rilevanti di questo terremoto sono quelli associati al concetto di "gap sismico" e di come i terremoti "parlino" tra loro. Vi erano stati terremoti di magnitudo compresa tra 7.0 e 7.7 a nord (1948, 1956, 2012) e a sud (1929, 1930) del lungo segmento di faglia che ha prodotto il terremoto del 28 Marzo 2025. Questo terremoto ha "riempito" un segmento che non era stato interessato da terremoti di magnitudo importante negli ultimi secoli. L'ipocentro è localizzato in corrispondenza della terminazione meridionale del terremoto di magnitudo 6.8 del 2012 che aveva interessato il tratto più settentrionale della medesima faglia. Inoltre, come potete comprendere dalle date, questi grandi terremoti sono abbastanza ravvicinati nel tempo: si scarica una molla, si carica quella vicina e si hanno terremoti grandi ravvicinati nello spazio e nel tempo. I terremoti parlano tra loro ma purtroppo il loro linguaggio è ancora in gran parte sconosciuto.
Che lezioni trarre da questo terremoto per la realtà italiana? Purtroppo, il Myanmar ha una rete sismica e geodetica poco densa se confrontata con quella di paesi come l'Italia e il Giappone – ha concluso Di Toro - e questo non consentirà di avere informazioni precise su diverse caratteristiche, tra cui le fasi preparatorie, di questo violento terremoto. In ogni caso, da un punto di vista geologico, le differenze tra la penisola del Myanmar e quella Italiana sono significative. Le velocità massime di deformazione nella nostra penisola raggiungono complessivamente i 4-5 mm/anno, contro i 40 mm/anno circa del Myanmar. I terremoti italiani avvengono in faglie che singolarmente consentono movimenti relativi dei blocchi di al massimo 1.0-1.5 mm/anno; la faglia di Sagaing 20 mm/anno. I tempi di ritorno di un terremoto sulla stessa faglia in Italia variano, con poche eccezioni, tra i 500 e i 5000 anni. Nella faglia di Sagaing i tempi di ritorno sono, per lo stesso segmento, di 200-400 anni. In altre parole, la frequenza di terremoti è più elevata nella penisola di Myanmar. Inoltre, la nostra penisola è tagliata da un denso reticolato di faglie, il che fa sì che raramente le singole faglie superino i 100 km di lunghezza. La grande faglia di Sagaing è lunga 1200 km. Queste caratteristiche geometriche fanno in modo che i più forti terremoti italiani non dovrebbero superare la magnitudo 7.3-7.4, mentre nella penisola del Myanmar sono possibili terremoti magnitudo 8.0 e oltre.
Le caratteristiche geologiche e le basse velocità di deformazione determinano una sismicità diffusa sul nostro territorio, con terremoti più piccoli, per unità di tempo, rispetto a quelli che interessano il Myanmar. Ma, come sappiamo bene, l'elevata densità di popolazione e di infrastrutture nel nostro Paese, e un patrimonio edilizio a volte meraviglioso ma delicatissimo, ci rendono estremamente vulnerabili. Occorre aiutare gli abitanti del Myanmar e prepararci ai nostri futuri terremoti".
Per interviste:
Giulio Di Toro – Vice Presidente della Società Geologica Italiana – Tel 340 – 661 5283.
Rodolfo Carosi - Presidente Società Geologica Italiana - Tel 3473151107
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa della Società Geologica Italiana – Tel 392 5967459.
"Il devastante terremoto del Myanmar (Birmania) del 28 Marzo 2025 di magnitudo 7.7 è uno dei 10-15 terremoti di grandi dimensioni (magnitudo maggiore di 7.0) che in media colpiscono il nostro pianeta ogni anno. In questo caso, il terremoto ha interessato una zona densamente popolata. Ad oggi, il numero di vittime per il terremoto è 2.714. Gli sfollati 1.400.000. Purtroppo, l'energia liberata in onde sismiche dal terremoto, il fatto che la faglia che ha prodotto il terremoto attraversi aree molto popolate, tra cui la città di Mandalay (1.200.000 abitanti), e che l'edificato, nonostante quest'area sia stata colpita da almeno otto terremoti di magnitudo 7.0 o superiori nell'ultimo secolo, non sia in gran parte resiliente ai terremoti, fanno ipotizzare che il numero di vittime sarà molto più elevato, probabilmente di un ordine di grandezza (20.000 vittime e forse più). Inoltre, sono presenti in quest'area tutti i fattori che, se non si agirà in tempi rapidi, potrebbero scatenare una grave crisi sanitaria. Il Myanmar è un paese impoverito e travagliato da un'estenuante guerra civile, che ha causato almeno 50.000 vittime dal colpo di stato miliare del Febbraio 2021. La dittatura militare sta impedendo l'arrivo di soccorsi e di medicinali da numerosi paesi stranieri. Insieme alle elevate temperature e all'arrivo delle piogge monsoniche nelle prossime settimane, potrebbe verificarsi una crisi umanitaria di dimensioni bibliche. Il caso di Haiti del 2010 è una triste lezione: l'isola caraibica, uno dei paesi più poveri al mondo, colpita da un terremoto di magnitudo 7.0, ebbe circa 250.000 vittime. La dura "regola" delle catastrofi naturali è che il numero di vittime è inversamente proporzionale al reddito pro-capite e direttamente proporzionale al livello di ignoranza scientifica, corruzione, e assenza di libertà civili di un Paese". Lo ha affermato Giulio Di Toro, Vice Presidente Nazionale della Società Geologica Italiana.
Il terremoto è stato generato dalla faglia di Sagaing che è lunga ben 1200 Km tagliando il Myanmar da Nord a Sud.
"Tornando agli aspetti geologici, le caratteristiche di questo terremoto sono oggetto di intensa ricerca in piena evoluzione (per ottime e aggiornate sintesi, vedi https://earthquakeinsights.substack.com/about). Il terremoto è stato prodotto dall'imponente faglia di Sagaing, lunga circa 1200 km e che taglia il Myanmar da Nord a Sud. Questa grande faglia fa parte di quell'insieme di faglie che consentono più ad ovest alla placca Indiana di migrare verso nord ad una velocità circa 45 mm/anno (relativamente a Euroasia), circa pari a quella di crescita delle unghie, e di collidere con quella Euroasiatica determinando il sollevamento della catena Himalayana. Si stima che la sola faglia di Sagaing consenta uno spostamento verso nord di circa 20 mm/anno delle rocce nel blocco ad ovest della faglia rispetto a quelle del blocco ad oriente (la faglia è di tipo "trascorrente"). Il problema è che questo spostamento non è continuo. Le forze di attrito lungo la faglia di Sagaing impediscono lo scorrimento lento dei blocchi di roccia ai lati della faglia - ha continuato Di Toro - e le rocce, eccellenti molle, si caricano di energia di deformazione elastica fin quando le forze elastiche superano la resistenza di attrito e la faglia si "rompe" producendo il terremoto.
Alle 12.50 del 28 Marzo 2025, la rottura, partendo dall'ipocentro a circa una decina di chilometri di profondità e pochi chilometri a nord della città di Mandalay, si è propagata in 90 secondi lungo la faglia per circa 450 km verso sud e 30 km verso nord, a una velocità media intorno ai 5 km/s. A queste velocità, la distanza che separa Milano da Roma, sarebbe coperta in soli 90 secondi. Se confermata, questa stima, ottenuta nelle ultime ore dall'analisi di dati satellitari, indicherebbe una velocità di propagazione elevatissima per un terremoto. Al passaggio della rottura, i blocchi di roccia ai lati della faglia, liberi di muoversi dopo secoli di attesa, si sono spostati l'uno rispetto all'altro fino a 4-5 metri, alla velocità media di alcuni metri al secondo. L'energia di deformazione elastica accumulata nei precedenti 200-400 anni è stata liberata in quei 90 secondi sotto forma di onde elastiche emesse dal fronte di rottura. I lunghi tratti rettilinei della faglia hanno consentito alla rottura di propagarsi a velocità superiori a quella di propagazione delle onde sismiche di taglio (o S), ma inferiori a quelle delle onde di compressione (o P). Queste velocità di propagazione sono considerate "supersoniche" perché superiori a quelle delle onde S. Benché si ritenga che solo il 20% delle rotture sismiche si propaghi a velocità supersonica, quest'ultima sembra essere una caratteristica comune a terremoti di magnitudo superiore a 7.0 prodotti da faglie "trascorrenti" con ampi tratti rettilinei: un altro caso è stato il violentissimo terremoto della Turchia-Siria di magnitudo 7.8 del 6 Febbraio 2023, oltre 57.000 vittime. Uno degli aspetti rilevanti della propagazione supersonica della rottura sismica, ma oggetto di discussione, è che possa consentire l'emissione di onde sismiche più energetiche e quindi accelerazioni al suolo più elevate rispetto a terremoti della stessa magnitudo. Si tratterebbe perciò di una categoria di terremoti ancora poco conosciuti ma particolarmente distruttivi. Nel caso del Myanmar, a queste proprietà della propagazione della rottura del terremoto si aggiungono gli effetti devastanti sul costruito, causati dalla presenza di estese pianure con spesse coltri alluvionali, che consentono l'amplificazione delle onde sismiche e, più in superficie, delle ricche falde d'acqua che, quando sollecitate dalle onde sismiche, determinano la liquefazione dei suoli".
Terremoto anomalo per velocità e magnitudo.
"Il terremoto del Myanmar è anomalo, sia per l'elevatissima velocità di propagazione della rottura (5 km/s), ma anche per la magnitudo (7.7) che, considerata la lunghezza della rottura (480 km circa), dovrebbe aver prodotto un terremoto di magnitudo 8 o superiore. Nonostante avanzate ricerche negli ultimi decenni, sappiamo ancora poco dei terremoti.
Altri aspetti rilevanti di questo terremoto sono quelli associati al concetto di "gap sismico" e di come i terremoti "parlino" tra loro. Vi erano stati terremoti di magnitudo compresa tra 7.0 e 7.7 a nord (1948, 1956, 2012) e a sud (1929, 1930) del lungo segmento di faglia che ha prodotto il terremoto del 28 Marzo 2025. Questo terremoto ha "riempito" un segmento che non era stato interessato da terremoti di magnitudo importante negli ultimi secoli. L'ipocentro è localizzato in corrispondenza della terminazione meridionale del terremoto di magnitudo 6.8 del 2012 che aveva interessato il tratto più settentrionale della medesima faglia. Inoltre, come potete comprendere dalle date, questi grandi terremoti sono abbastanza ravvicinati nel tempo: si scarica una molla, si carica quella vicina e si hanno terremoti grandi ravvicinati nello spazio e nel tempo. I terremoti parlano tra loro ma purtroppo il loro linguaggio è ancora in gran parte sconosciuto.
Che lezioni trarre da questo terremoto per la realtà italiana? Purtroppo, il Myanmar ha una rete sismica e geodetica poco densa se confrontata con quella di paesi come l'Italia e il Giappone – ha concluso Di Toro - e questo non consentirà di avere informazioni precise su diverse caratteristiche, tra cui le fasi preparatorie, di questo violento terremoto. In ogni caso, da un punto di vista geologico, le differenze tra la penisola del Myanmar e quella Italiana sono significative. Le velocità massime di deformazione nella nostra penisola raggiungono complessivamente i 4-5 mm/anno, contro i 40 mm/anno circa del Myanmar. I terremoti italiani avvengono in faglie che singolarmente consentono movimenti relativi dei blocchi di al massimo 1.0-1.5 mm/anno; la faglia di Sagaing 20 mm/anno. I tempi di ritorno di un terremoto sulla stessa faglia in Italia variano, con poche eccezioni, tra i 500 e i 5000 anni. Nella faglia di Sagaing i tempi di ritorno sono, per lo stesso segmento, di 200-400 anni. In altre parole, la frequenza di terremoti è più elevata nella penisola di Myanmar. Inoltre, la nostra penisola è tagliata da un denso reticolato di faglie, il che fa sì che raramente le singole faglie superino i 100 km di lunghezza. La grande faglia di Sagaing è lunga 1200 km. Queste caratteristiche geometriche fanno in modo che i più forti terremoti italiani non dovrebbero superare la magnitudo 7.3-7.4, mentre nella penisola del Myanmar sono possibili terremoti magnitudo 8.0 e oltre.
Le caratteristiche geologiche e le basse velocità di deformazione determinano una sismicità diffusa sul nostro territorio, con terremoti più piccoli, per unità di tempo, rispetto a quelli che interessano il Myanmar. Ma, come sappiamo bene, l'elevata densità di popolazione e di infrastrutture nel nostro Paese, e un patrimonio edilizio a volte meraviglioso ma delicatissimo, ci rendono estremamente vulnerabili. Occorre aiutare gli abitanti del Myanmar e prepararci ai nostri futuri terremoti".
Per interviste:
Giulio Di Toro – Vice Presidente della Società Geologica Italiana – Tel 340 – 661 5283.
Rodolfo Carosi - Presidente Società Geologica Italiana - Tel 3473151107
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa della Società Geologica Italiana – Tel 392 5967459.